sabato 19 maggio 2007

CONTRORA

Si chiamava “controra” la fascia oraria compresa tra le due e le cinque del pomeriggio d’estate,nei pomeriggi del sud, durante la controra non era educato telefonare, o fare visite, o bussare alla porta, si evitava anche di guardare la tv o di accendere la radio, oppure si faceva ma a volume bassissimo.
Tutti in famiglia si appisolavano,mia madre dopo aver finito di lavare i piatti e rigovernare si appisolava sulla sedia appoggiata a un cuscino, mio padre che si era svegliato alla 4 del mattino per andare in campagna, si stendeva sul letto della camera , le mie sorelle si sedevano sul divano letto della cameretta a chiacchierare tra di loro fitto fitto.
Io ero solita trasferirmi sulla sdraio nella sala da pranzo a leggere un libro, mi appisolavo anch’io per un po’, poi mi rimettevo a leggere.
La controra mi dava la sensazione di essere sospesa nel tempo, qualunque cosa volessimo fare nella nostra giornata era rimandata almeno alle cinque del pomeriggio, ci si comportava come se fosse notte fonda, ma con la pienezza e il calore fortissimo del sole estivo, il momento più caldo della giornata, con gli scuri abbassati che riparavano dalla luce troppo intensa, restavo nel mio angolino a leggere il mio ennesimo libro e intanto pensavo a quello che avrei fatto nel corso della serata gli appuntamenti con gli amici, i vestiti da indossare, i punti di ritrovo, nell’aria finalmente più fresca della sera.
A volte mi manca quella sensazione di pace e di silenzio dell’ora estiva più calda, la sensazione di attesa, il tempo che avevo da dedicare ai miei pensieri o alla lettura di un libro, mi manca la sensazione del tempo che rallenta e che invece ora nella mia nuova vita di cittadina del nord è diventato frenetico e convulso.

4 commenti:

inattesa ha detto...

Bella questa storia. D'altri tempi. Altri ritmi. Altri significati.
Abbiamo perso il senso della piacevolezza fine a se stessa.

Giulia Lu Mancini ha detto...

ciao sono contenta che la storia ti piaccia, vuol dire che sono riuscita a trasmettere la sensazione che provavo, parlo proprio della mia adolescenza..
anche adesso quando vado a casa di mio padre d'estate riassaporo la "controra", il tempo sembra dilatarsi, davvero i ritmi si rallentano

Anonimo ha detto...

Cara Lu'
scusa se mi intrometto ma, per caso, guardando il tuo profilo ho trovato il tuo blog... ci sono entrata in punta di piedi.. quasi con timore.
Ho letto i tuoi post e mi è sembrato di frugare nelle tue cose.
Sciocco? Se sei sul web non sei in privato, ma il fatto che ci sia entrata quasi senza un invito mi fa questa sensazione. Che ci vuoi far!
A parte questo lungo preambolo, non ho resistito a lasciarti un commento su questo racconto perchè mi ha ricordato quelle estati adolescenziali in cui quelle ore calde e afose erano un momento prezioso per me, perchè leggevo ma soprattutto sognavo ad occhi aperti. E sognavo tantissimo, costruivo episodi interi!
Era bellissima quella sensazione di torpore dei sensi, sdraiarsi sul letto nella penombra ed ascoltarsi. Mi hai fatto ricordare ed è una bella cosa.
Spero di non essere un'intrusa ma mi piace il tuo blog.
A presto
Un bacione
Ely

Giulia Lu Mancini ha detto...

cara Ely, è vero la sensazione che dava la controra era davvero particolare, la mia voglia di scrivere è nata da lì, anch'io sognavo e immaginavo, ho anche scritto un romanzo "adolescenziale" (che ovviamente ho nel cassetto)
entra quando vuoi...il blog è aperto