martedì 24 maggio 2011

Piccoli inferni quotidiani

Gli uffici sono piccoli inferni.
Le persone vi abitano con tutte le loro angosce e,
per sopravvivere, instaurano i meccanismi che gli etologi provocano alle cavie
per poterle studiare.
Ci sono persone frustate che sopportano le loro frustazioni
solo se le infliggono ad altri.
Ci sono persone tristi che trasformano la tristezza in rancore.
Ci sono persone cattive che finalmente hanno materia
per esprimere se stesse.

La parte scritta in corsivo non è mia
l'ho copiata da una lettera della posta del cuore
di Antonella Boralevi
spero mi perdoni per averla citata
quando l'ho letta ho strappato la pagina e l'ho conservata.
Ma niente come queste parole può esprimere
meglio quello che sento oggi.
Oggi mi sono sentita tanto
una persona triste che trasforma la tristezza in rancore,
e questo perchè una persona cattiva ha trovato materia per esprimere
se stessa (ma non solo oggi )
perchè forse è una persona frustata che infligge
agli altri le sue frustazioni.
In realtà infligge sottili ferite a chi è in posizione di debolezza.
Chi la conosce bene dice che
è forte con i deboli e debole con i forti.
Oggi mi sono chiusa nell'ufficio e ho pianto per tre ore.
In silenzio perchè non potevo fare altro.
Ma avrei voluto spaccare tutto.
Poi sono uscita e ho camminato a lungo
per la città sotto un caldo torrido,
arrabbiata e rancorosa come non lo sono mai stata.
Arrabbiata anche per questi stessi sentimenti cosi negativi,
perchè non mi appartengono.
Non capisco perchè questa persona sia così piccola d'animo,
il problema è che io pecco sempre di ingenuità
abbasso le difese e così quando non me lo aspetto
arriva la stilettata nel fianco.
Sono stanca di aspettare sulla sponda del fiume
vorrei andarmene e cambiare aria
riprovare a respirare aria più pulita.
Putroppo mi ritrovo in un sistema chiuso
dove anche spostarsi di ufficio
serve la spinta del potente di turno.
Mi sento in trappola,
ma per oggi ho finito le lacrime.

4 commenti:

inattesa ha detto...

io credo che per noi (e con noi intendo noi che viviamo in questa parte del mondo, con i privilegi che abbiamo) ci sia sempre una soluzione. è che spesso la soluzione ci spaventa più della brutta realtà che stiamo vivendo. oppure questa soluzione non la vediamo anche se è lì e basta allungare un po' lo sguardo oltre al nostro solito orizzonte per trovarla. quindi decidi tu se preferisci piangere in silenzio, incazzarti e litigare oppure cambiare lavoro. non c'è una risposta giusta e non c'è una risposta indolore. c'è però la tua libertà di scegliere.

Giulia Lu Mancini ha detto...

Verissimo!
La soluzione l'ho trovata,devo cambiare e mi sono adoperata per farlo, ma ci sono dei tempi lunghi da aspettare, perchè non voglio andare in un posto qualsiasi, ma in un posto dove so che sarò apprezzata per come lavoro e non per cavilli pretestuosi di chi non sa cosa dir (è questo che mi fa infuriare).
Non sai quanto mi piacerebbe sbattere la porta e andarmene di punto in bianco, lasciando un pò di gente nella merda e se vincessi al superenalotto lo farei!! ma aihmè ho un mutuo da pagare ancora per molti anni e una persona a carico da mantenere e altre sfighe di natura economica da supportare, come più o meno tutti i comuni mortali che lavorano per vivere. E' per tutti questi motivi che piango in silenzio, altrimenti avrebbe pianto qualcun'altro.

inattesa ha detto...

non è necessario sbattere la porta. hai fatto la tua scelta, ti stai muovendo per ottenere quello che vuoi e come lo vuoi. direi che sei già molto avanti :-)

Giulia Lu Mancini ha detto...

già spero che tutto vada in porto
:-)